Imballaggio flessibile

IMBALLAGGIO FLESSIBILE: perché è sbagliato demonizzare la plastica

05/05/2020 Corporate 

La plastica è un materiale sintetico composto da polimeri vari e presenta delle caratteristiche uniche: è in grado di assumere e conservare qualsiasi forma. Esistono diverse tipologie di materie plastiche ma le più diffuse sul mercato sono il polietilene, il polipropilene, poliestere e poliammide. La plastica è presente in molti settori ed è difficile sostituirla.

Plastica: l’impatto ambientale

La salvaguardia dell’ambiente, un trend topic sempre più in crescita, pone al centro dell’attenzione mondiale un tema molto importante: l’inquinamento da plastica.

Plastica

 

Cina, Filippine, Thailandia, Vietnam e Indonesia sono i cinque paesi che, da soli, sono responsabili per il 60% della plastica che ogni anno finisce negli oceani, minacciando l’ecosistema marino. Gli altri stati che contribuiscono all’inquinamento delle acque sono Malesia, Nigeria, Egitto, Sri Lanka e Bangladesh.

Lo studio pubblicato da Science evidenzia che il quadrante del pianeta Asia-Pacifico ha prodotto 5,3 degli 8,8 milioni di tonnellate di materie plastiche che annualmente vanno ad inquinare il mare. La Cina è il primo responsabile, con più di 3,5 milioni di tonnellate. La rapida e incontrollata crescita economica di queste potenze determina un ingente aumento dei consumi e di conseguenza dei rifiuti.

Secondo gli ultimi dati forniti da Legambiente, la pessima gestione dei rifiuti a terra, l’assenza di infrastrutture sufficientemente sviluppate per lo smaltimento, le cattive abitudini dei consumatori e la mancanza di educazione in materia di riciclo, sono responsabili di circa l’80% dei rifiuti plastici che finiscono in mare.

Sono più di 100 mila gli esemplari marini fra pesci, uccelli, testuggini e altre specie di animali acquatici che ogni anno muoiono soffocati da shopper (buste per la spesa), tappi di bottiglia e cannucce.

Lo studio River plastic emissions to the world’s oceans, condotto nel 2017, evidenzia che ogni anno i rifiuti plastici che finiscono negli oceani vanno dalle 1,15 alle 2,41 milioni di tonnellate, e sono trasportati prevalentemente dai fiumi.

Nella classifica dei fiumi che contribuiscono maggiormente all’inquinamento delle acque, i primi 20 si trovano in Asia e sono responsabili del 67% dell’inquinamento marino globale. I fiumi più inquinati, 122 in totale, sono così distribuiti: 103 si trovano in Asia, 8 in Africa, 8 in Centro e Sud America, 1 in Europa. Essi contribuiscono per oltre il 90% allo sversamento di plastica in mare.

Il peggiore è lo Yangtze, in Cina; gli studi effettuati alla sua foce hanno rilevato le più alte concentrazioni di plastiche di qualsiasi altro fiume al mondo, 4.137 particelle per metro cubo. L’Indonesia risulta essere uno dei principali contribuenti del continente asiatico, con quattro fiumi che destano particolare preoccupazione. Il resto dei fiumi nel mondo è responsabile del 14% dell’apporto di plastica: il 7,8% proveniente dall’Africa; il 4,8% dal Sud America; lo 0,95% dall’America settentrionale e centrale; lo 0,28% dall’Europa e il restante 0,02% dalla regione Australia-Pacifico. 

Raccolta differenziata

 

L’inquinamento dei mari è causato anche dalle cosiddette microplastiche. Si tratta di piccole particelle, comprese tra i 5 millimetri e i 330 micrometri, prodotte dalla frammentazione di oggetti in plastica, dalla gomma derivata dall’usura degli pneumatici, dal lavaggio degli indumenti o contenute nei prodotti di uso quotidiano come dentifricio, shampoo e saponi, detergenti, creme e così via. Lavare una sola maglietta sintetica in lavatrice può produrre circa 1.900 microplastiche.

Senza rendersene conto, una persona produce mediamente 2,4 mg di microplastiche al giorno che si disperdono nell’ambiente e nelle acque. Questi frammenti possono assorbire e concentrare gli inquinanti disciolti in mare e, grazie alle ridotte dimensioni, sono facilmente ingeriti dagli organismi acquatici più minuti, con il rischio di accumularsi via via nella catena alimentare. Le microplastiche possono quindi avere un impatto sull’ambiente maggiore di quanto le loro dimensioni possano far pensare: per questo sono ritenute una delle sei emergenze mondiali dell’ambiente.

Perché la plastica non è un nemico

Plastic-free sembra essere lo slogan del momento, la soluzione per un futuro più sostenibile. La plastica, da sempre apprezzata per la sua leggerezza e versatilità, se valutata in modo superficiale, si  trasforma da preziosa alleata dell’umanità a un nemico da combattere a tutti i costi per la salvezza del pianeta.

Come già accennato, la plastica ricopre un ruolo attivo nella vita di ognuno di noi e immaginare un mondo senza materie plastiche è pressoché impossibile. Negli ultimi decenni i materiali plastici sono continuamente al centro di una forte campagna denigratoria, allontanando il focus dal reale problema.

Flexible Packaging Europe (FPE), associazione che si occupa di rappresentare l’industria europea dell’imballaggio flessibile a livello europeo e internazionale, spiega chiaramente perché la plastica è una risorsa importante da tutelare.

Gli imballaggi flessibili in plastica sono progettati per minimizzare l’utilizzo dei materiali da imballaggio. I singoli film, infatti, vengono combinati tra loro per realizzare un laminato che beneficia delle proprietà di ogni materiale utilizzato. Confezionare tutti gli alimenti in imballaggi flessibili farebbe risparmiare 26 milioni di tonnellate di materiali da imballaggio nella UE.

Gli imballaggi flessibili, inoltre, proteggono e conservano prodotti di valore. L’abbinamento di singoli film tra loro conferisce all’involucro proprietà specifiche. Barriere e protezione sono essenziali per alimenti, farmaci e bevande perché mantengono i benefici all’interno e gli agenti nocivi all’esterno; valori nutrizionali, sapore e consistenza restano invariati.

Infine, il packaging flessibile va a sostegno di un consumo e una produzione sostenibili. Come parte essenziale della catena alimentare aiutano a contenere e conservare gli alimenti lungo l’intera catena e rendono possibile una consegna corretta e sicura al consumatore. Contribuiscono a risolvere il problema dello spreco di cibo, un problema di portata globale sia in termini ambientali che economici. “Più prodotto, Meno packaging” perché un alimento non confezionato, non protetto o mal conservato è un alimento perso.

L’importanza della raccolta differenziata

La plastica è una risorsa ingegneristica molto importante che deve essere tutelata, studiata e migliorata, ma soprattutto gestita meglio.

Il primo passo per un futuro migliore è la sensibilizzazione e l’educazione dei consumatori sull’importanza della raccolta differenziata, per evitare che gli imballaggi flessibili diventino rifiuti abbandonati.

Flexible Packaging Europe evidenzia il fatto che in Europa solo una quota molto bassa degli imballaggi flessibili diventa rifiuti (meno dello 0,1% finisce per diventare rifiuti marini).

Il tema dell’inquinamento marino è una questione di portata globale; per questo è necessaria un’adeguata gestione dei rifiuti in tutto il mondo. Una corretta raccolta degli imballaggi flessibili fa sì che essi non siano dispersi nell’ambiente; l’inquinamento diminuisce e il loro riciclo migliora.

Per ottenere dei risultati concreti, la raccolta differenziata dove essere obbligatoria per tutti gli imballaggi senza limitarla solo ai materiali facilmente riciclabili. È la base per maggiori investimenti in infrastrutture di cernita e riciclo degli imballaggi flessibili; senza, essi potrebbero non generare volumi di materiale sufficienti a rendere il riciclo commercialmente praticabile. 

A livello globale solo il 15% dei rifiuti plastici viene riciclato, il 25% è avviato al recupero energetico, mentre il restante 60% finisce in discarica, bruciato all’aperto o scaricato direttamente nei mari. Cina, India, Sud Est Asiatico e Africa, sono paesi privi di normative e infrastrutture addette a raccolta e riciclo. In Europa la situazione è decisamente migliore. Anche se il problema è lungi dall’essere risolto, grazie alle politiche intraprese dall’Unione Europea nel corso degli ultimi due decenni, si registra oltre il 30% di plastica riciclata.

Rifiuti

Rifiuta Italia

Nonostante la raccolta dei rifiuti sia più efficace al nord, l’Italia è la più grande industria del riciclo di imballaggi flessibili in plastica del Mediterraneo e punta a raggiungere un tasso di riciclo del 55% entro il 2030.

Economia Circolare e l’impegno di Goglio

L’economia circolare, basata sulle tre R: RIDURRE, RIUSARE, RICICLARE, ha lo scopo di minimizzare l’impiego di risorse e la produzione di rifiuti. Il packaging, in ottica di questo nuovo modello economico, deve essere progettato per ridurre al minimo le perdite di materiale di imballaggio durante il ciclo di vita. Come già detto, esso svolge un ruolo importante nella lotta alla riduzione dello spreco di cibo; un fattore molto importante a sostegno di un’economia circolare.

L’imballaggio flessibile serve per trasportare, conservare e comunicare. Per questo motivo deve essere riciclabile, riusabile o compostabile.

Ci sono alcune tecnologie di riciclo già in uso:

il riciclo meccanico delle materie plastiche costituite da monomateriale, dove per rigranulazione si riporta la plastica allo stato di granulo per poter essere riutilizzata nei processi industriali;

il riciclo chimico che vede il recupero della plastica mediante la demonomerizzazione del polimero per poter essere riutilizzato nella fase di sintesi del materiale plastico;

la pirolisi, uno dei sistemi in uso per separare e recuperare l’alluminio contenuto nel laminato plastico e indirettamente un gas o un olio per la combustione o la sintesi.

Quanto enunciato spinge l’industria del packaging a utilizzare manufatti in monomateriale per facilitare il recupero o il riutilizzo mediante processo meccanico o chimico.

I materiali compostabili invece seguono la via del compost dove in 180 giorni il 90% di essi si disgrega per digestione batterica.

Il recupero energetico, infine, è un’alternativa praticabile per i materiali non riciclabili.

A proposito di economia circolare, il Gruppo è impegnato a valorizzare i propri residui di processo mediante il loro riutilizzo, trasformandoli in oggetti utili, da destinare anche alla Logistica. Integrando il processo produttivo attuale con una fase di rigranulazione vengono realizzate anime in plastica per avvolgere il materiale in bobina, bancali, cunei e tappi. Dal materiale rigranulato Goglio ha realizzato anche una produzione di sedie e di tavoli da utilizzare sia come arredamento aziendale che nelle fiere per consolidare il proprio messaggio green. Un gesto a conferma che l’attenzione all’ambiente e al futuro sono alla base della filosofia e dell’identità del Gruppo. 

Economia circolare

 

Alla luce di tutte queste riflessioni, Flexible Packaging Europe sottolinea che, persino con basse percentuali di riciclo, gli imballaggi flessibili generano meno perdite di materiale rispetto alle alternative.

Il Gruppo Goglio, conscio dell’importanza del problema, ha aderito a    ceflex  il progetto Europeo che ha il compito di migliorare la cernita, il recupero e il riciclo del packaging flessibile. L’impegno aziendale per la salvaguardia dell’ambiente non si ferma qui; la natura è importante e deve essere tutelata attraverso impegno, iniziative dedicate e soluzioni innovative.

Goglio, all’interno del concorso Best Packaging 2019, ha presentato il packaging monomateriale per caffè, 100% riciclabile, caratterizzato da due strati di polipropilene. Il monomateriale flessibile fa parte dell’offerta green composta da: laminati flessibili alta barriera alu free, laminati compostabili barriera, valvole di degasazione biodegradabili e capsule compostabili barriera

Buste del caffè

 

Soluzioni attuali, in grado di rispondere alle richieste dei consumatori, sempre più attenti e alla ricerca di prodotti di qualità garantita nel rispetto dell’ambiente.

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